Solvency II – non si può più attendere

Invia Invia Newsletter 1 June 2010

Il 22 Aprile 2009, il Parlamento europeo ha adottato la direttiva Solvency II. Questo step, il primo dei quattro livelli del processo Lamfalussy, è seguito in questi giorni dall’attuazione delle misure di applicazione. Il calendario e le successive scadenze non sono state rimesse in discussione e, ad oggi, restano due anni alle compagnie di assicurazione europee per portare a termine tutti i progetti iniziati se intendono ottenere dall’Autorità di Vigilanza l’approvazione del modello interno, prima della deadline del 31 Ottobre 2012. Questo lasso di tempo, relativamente corto, deve essere motivo di sprone per le compagnie francesi per considerare, finalmente, tutti gli aspetti della riforma e per colmare il ritardo accumulato rispetto alle loro concorrenti inglesi, tedesche e svizzere. 
 
Introduzione

Il testo finale della direttiva Solvency II è stato adottato dal Parlamento Europeo, riunito in seduta plenaria, il 22 Aprile 2009. Questa approvazione costituisce di fatto il primo livello del processo Lamfalussy, che prevede inoltre: l’emanazione delle misure d’applicazione (livello 2), il trasferimento della direttiva in ciascuno degli Stati membri (livello 3) ed infine il controllo della corretta applicazione del testo originale (livello 4). Nel Giugno 2009, sono state presentate dalla Commissione le fasi durante le quali saranno definite le misure d’applicazione. La data d’entrata in vigore della riforma non è stata traslata [1] e dunque, alle compagnie d’assicurazione europee, rimangono solamente poco più di due anni, sia per uniformarsi al nuovo quadro legislativo, sia per dimostrare all’Istituto di Vigilanza che i modelli adottati sono adeguati, sostenibili e ben controllati. Perciò, anticipando eventuali effetti di saturazione e di congestione, le compagnie dovranno essere in grado di ottenere l’assenso dall’Istituto di Vigilanza a partire da Gennaio 2012.

Fino ad oggi, le Compagnie francesi si sono focalizzate sul Pilastro I

Se in un primo momento le raccomandazioni del CEIOPS erano state ampiamente condivise, l’estate passata, in seguito all’uscita della seconda ondata di Consultation Papers, il Comitato ha subìto numerose ed accese critiche. In particolar modo, i player del settore assicurativo hanno accusato il Comitato di sacrificare lo spirito della riforma a beneficio del rafforzamento del capitale da detenere ed inoltre, hanno evidenziato la mancanza di giustificazioni per questo aumento di requisiti. Le associazioni che raggruppano le compagnie d’assicurazione inglesi [2], tedesche[3], e perfino quelle internazionali [4] hanno denunciato la brusca radicalizzazione della posizione del CEIOPS, nella quale, piuttosto che una reale risposta all’insufficienza delle riserve detenute dalle compagnie, hanno visto una reazione conseguente alle turbolenze che hanno agitato i mercati finanziari negli ultimi anni. Un’intensa attività di pressione è stata messa in atto, volta ad ottenere, tra le altre cose, un ammorbidimento delle regole contabili, un’evoluzione della classificazione degli attivi ammissibili a copertura, una modifica delle correlazioni tra i diversi moduli del SCR, etc. Se da una parte questa attività ha portato i suoi frutti, infatti i rapporti tra il CEIOPS e le compagnie di assicurazione si sono distesi, dall’altra non ha comunque distolto la sua attenzione da altri aspetti della riforma, ugualmente complessi e costosi.

Il motivo per cui le compagnie hanno focalizzato la propria attenzione sugli aspetti quantitativi della direttiva, trova una spiegazione nel fatto che sono consapevoli che la gestione dei rischi è parte integrante della loro attività, e che non hanno aspettato Solvency II per iniziare a praticarla. La gestione e la modellizzazione dei rischi, sulle quali esse lavorano, sono il cuore della loro attività, i team interni sono ben formati ed esperti tanto in gestione finanziaria, quanto in Risk Management. Inoltre, le assicurazioni conoscono molto bene quelle che sono le problematiche legate alla costruzione di un modello interno, infatti le stesse criticità le hanno incontrate per il calcolo dell’Embedded Value e per l’Economic Capital. Per alimentare questi modelli e per realizzare i database, le compagnie hanno dovuto accertarsi dell’esistenza e della qualità dei dati che si trovano all’interno dei propri sistemi finanziari e di quelli contabili. Per di più, la volontà di ridurre i tempi di chiusura dei conti (Fast Close), ha portato alcuni player a rivedere i processi interni, ad identificare le aree di miglioramento, ad aumentare la qualità dei dati ed a ridurre le approssimazioni. Infine, è importante notare, che molte compagnie preferiscono attendere l’uscita definitiva della riforma, prima di procedere alla compliance del modello.

Tutti questi elementi aiutano a comprendere la relativa serenità mostrata fino ad ora dagli operatori assicurativi verso Solvency II. Il testo adottato in Aprile permette di identificare in maniera dettagliata i progetti da attuare e, inoltre, di valutarne la portata. La riforma non passerà inosservata, infatti i progetti riguarderanno tutte le funzioni interne delle compagnie e interesseranno l’organizzazione e i sistemi informatici. Il vasto raggio d’azione necessiterà di un controllo e di un coordinamento attuato direttamente dal vertice delle società. Inoltre, per favorire la gestione del progetto, la tradizionale organizzazione delle assicurazioni in linee di business (Danni, Vita, Salute, etc.) dovrà essere rivista e superata, sia per la costituzione di modelli trasversali di calcolo delle esigenze di fondi propri, sia per l’implementazione dell’organizzazione, raccomandata dal Pilastro II e dal decreto del 13 Marzo 2006. 

A questo punto, ci sembra interessante fare un paragone con la riforma Basilea II: la complessità dei progetti e il livello di trasformazione indotti da Solvency II sono comparabili con quelli a cui gli istituti bancari hanno dovuto far fronte. Inoltre, il paragone è fattibile in quanto si tratta, in entrambi i casi, di riforme regolamentari: il livello di conformità atteso deve corrispondere, in tutti i punti, a quello atteso dall’Istituto di Vigilanza. Dunque, le assicurazioni dispongono di un’utile esperienza proveniente dalle banche; ma quali sono gli insegnamenti che può fornire? Da una parte, la spesa per mettersi in regola con Basilea II, è costata alle grandi banche diverse dozzine di migliaia di giorni/uomo, ossia ben più di quanto stimato ex-ante. Dall’altra parte, a metà 2009 [5], nessuna di queste aveva terminato i lavori di Basilea II. In altre parole, i progetti intrapresi nel quadro della riforma Basilea II sono risultati lunghi e dispendiosi, e hanno comportato un alto esborso in termini di risorse.

Senza essere eccessivamente allarmisti, questa constatazione deve spingere le compagnie assicurative a superare i problemi legati al Pilastro I e a confrontarsi con i risvolti organizzativi e operativi della direttiva. Questi ultimi, infatti, sono stati un po’ trascurati e rinviati ad un secondo momento, ma ora, a meno di tre anni dalla piena applicazione della direttiva [6], è necessario prendere in esame ciò che si è rimandato. Dello stesso avviso è Patricia Plas, vice-presidente senior del gruppo Aegon, la quale afferma che uno dei punti chiave della riforma è proprio il  rispetto del calendario, dal momento che i lavori da portare a termine sono numerosi e complessi [7].

Quale sarà il costo della riforma in Europa?

Sia Partners stima che il costo per mettersi in regola con Solvency II (SII), per i cinque più grandi mercati europei che rappresentano circa l’80% del mercato totale, supererà i 4,5 miliardi di euro.

Oltre al Pilastro I

I criteri di validazione dell’Istituto di Vigilanza

I primi scambi di pareri con l’Autorità di Vigilanza sottolineano che la sua attenzione verterà sul rispetto dello spirito della riforma. Concentrerà la propria attenzione sulla possibilità di revisionare e controllare facilmente i modelli, la documentazione e il grado di comprensione della materia da parte degli utilizzatori finali, la qualità dei dati utilizzati ed infine, sul recepimento della cultura del rischio da parte di tutti i livelli del management, sia quello operativo, sia quello strategico. Un’estrema sofisticazione della modellizzazione e una notevole tecnicità, saranno sicuramente prese in considerazione al momento della validazione, ma non saranno né determinanti, né tantomeno attese. Anzi, potranno rivelarsi penalizzanti se impediranno alle compagnie di concentrarsi anche su altri aspetti della riforma, in particolar modo sulla Governance dei rischi. Inoltre, l’ACAM [8] ha rammentato, alle compagnie che si orienteranno verso una modellizzazione interna, che l’approvazione del modello sarà data in base al controllo, all’efficacia come strumento di revisione e alla solidità dello stesso; verranno apprezzati i modelli affidabili, adeguati, solidi e autogestibili.

Il Pilastro II

Noi l’abbiamo scritto, le compagnie d’assicurazione hanno preferito attendere di arrivare al termine della fase di modellizzazione, per affrontare e strutturare i progetti riguardanti la Governance dei rischi (gestione interna dei rischi, qualità della modellizzazione, ORSA etc.) e dunque, le criticità ad essa legate e gli scogli che incontreranno saranno numerosi. Per quanto concerne il Pilastro II, le assicurazioni dovranno creare un apposito organo nel quale tutte le funzioni della gestione dei rischi saranno centralizzate. Questo organo avrà il compito di emanare i princìpi della gestione dei rischi, di precisarli e di approfondirli nella documentazione prodotta. Dovrà, inoltre, attuare i controlli necessari per la corretta applicazione di questi princìpi, garantirne la giusta messa a punto e la loro buona implementazione nei processi.

In aggiunta, l’Autorità di Vigilanza si aspetta che le compagnie assicurative aumentino il perimetro di monitoraggio e di controllo dei rischi, anche se ciò significherà sviluppare i sistemi di controllo interni. Ecco che quindi, le compagnie sono invitate a proseguire gli sforzi per sviluppare e diffondere la cultura del rischio, dovranno continuare a monitorare le perdite, a formalizzare il processo, ad aggiornare la mappatura dei rischi e dei controlli, etc. Tuttavia, è importante notare che le modalità definitive non sono state ancora stabilite e che il CEIOPS non ha ancora annunciato il livello di granularità previsto per i modelli di gestione dei rischi.

Inoltre, le compagnie dovranno integrare a monte le riflessioni condotte sullo sviluppo dei sistemi informatici, per anticipare le eventuali nuove necessità e le future domande di sviluppo (e.g. funzioni supplementari, nuove versioni, etc.). Sempre nell’ottica della validazione, verrà loro richiesto di garantire la solidità dei sistemi attraverso l’attuazione dei modelli idonei. Infine, dovranno certificare la tracciabilità e la validità (ai fini dell’audit) dei dati, in particolare in ottica delle review periodiche dell’Autorità di Vigilanza. Quest’ultimo punto sarà particolarmente delicato per quelle compagnie che dispongono di diversi sistemi informatici, non sempre compatibili tra loro e frutto dell’accumulo di processi passati.

La qualità dei dati

La qualità dei dati costituirà un punto cruciale per ottenere l’approvazione dell’Autorità di Vigilanza, sia che si tratti della validazione di un modello standard, sia di quello di un modello interno. Da inizio Luglio, il CEIOPS ha proposto un Consultation Paper nel quale rammenta i tre criteri che ritiene utile considerare: le compagnie d’assicurazione dovranno effettuare i loro calcoli, in particolare la determinazione delle riserve tecniche, attraverso l’utilizzo di dati pertinenti, esaustivi e precisi. Allo stesso tempo, ha precisato le condizioni che permetteranno di ricorrere a delle approssimazioni (proxies, utilizzo di dati esterni, approcci caso per caso, etc.). Così facendo, le compagnie d’assicurazione dovranno creare dei data warehouse e perfino adattare, o arricchire, quelli già a disposizione. Inoltre, dovranno giustificare la coerenza di questi dati con quelli utilizzati dalle altre funzioni (contabilità, controllo di gestione, marketing, etc). La quadratura dei dati originati da fonti differenti, sovente all’origine di problemi, è facilmente controllabile dall’Autorità di Vigilanza, e può penalizzare e inficiare un modello seppur sofisticato. Le compagnie assicurative che intendono implementare un modello interno per tutte le società del gruppo, dovranno assicurarsi della disponibilità e dell’omogeneità dei dati provenienti dalle differenti filiali. Se non l’hanno ancora fatto, le compagnie dovranno realizzare dei sistemi di riferimento dei dati ed estenderli ai differenti sistemi d’informazione che hanno al loro interno. Secondo le nostre stime, il lavoro di raccolta e certificazione della qualità dei dati, rappresenterà almeno il 20% del costo totale del progetto. Si tratta dunque di un aspetto cruciale che l’Autorità di Vigilanza non mancherà di controllare e a cui le compagnie dovranno adeguarsi completamente.

Per quei player che non sanno come gestire la problematica della qualità dei dati, esistono delle metodologie che rispondono ai loro bisogni e alle aspettative dell’Autorità di Vigilanza. Gli istituti bancari hanno, per esempio, adottato un processo iterativo: una volta che i bisogni di dati sono identificati e precisati (step 1), la qualità degli stessi viene valutata (step 2) sulla base di criteri oggettivi (completezza, livello di dettaglio, pertinenza, etc.), di indicatori di misura e di giudizi di esperti. Nel momento in cui vengono rilevati dei problemi, vengono identificati gli assi di miglioramento della raccolta, del consolidamento e della validazione (step 3). Infine, un modello di valutazione e di controllo della qualità dei dati, certifica periodicamente la pertinenza e l’adeguatezza dell’informazione utilizzata.

 

Affinché questo processo sia efficace, è necessario stoppare, anche solo il tempo della prima iterazione, la richiesta dei dati. Detto in altre parole, sarà pienamente efficace soltanto se il modello di calcolo viene stoppato, a costo di modificarlo e correggerlo ulteriormente.
Il tempo passa e le scadenze si avvicinano. Le compagnie d’assicurazione devono effettuare le ultime scelte strutturali di modellizzazione e di IT. Nel caso scegliessero di farle successivamente, sarà per loro più difficile giustificare all’Autorità di Vigilanza la stabilità attesa del loro modello. Inoltre, devono affrontare la riforma in tutta la sua globalità e complessità per poter disporre di una visione d’insieme e garantire la coerenza dei modelli elaborati. Saranno allora in grado di suscitare la sensibilizzazione e l’adesione del management, esplicitamente volute dall’Istituto di Vigilanza. Riassumendo, il mercato francese è in ritardo, in termini di avanzamento operativo, per rapporto al mercato inglese, a quello tedesco o a quello svizzero; i player del settore assicurativo hanno solamente poco più di due anni per portare a termine l’insieme dei lavori e, dunque, per ottenere la validazione dei modelli prima del 31 ottobre 2012.

[1]  Solvency II entrerà in vigore dal 31 Ottobre 2012.
[2]  Association of British Insurers.
[3]  Gesamtverband der Deutschen Versicherungswirtschaft.
[4]  Comité Européen des Assurances et Groupe Consultatif Actuariel Européen.
[5]  L’accordo di Basilea è stato pubblicato nel 2004 ed i primi modelli sono stati lanciati nel 2005.
[6]  Le compagnie di assicurazione devono inoltre considerare che il loro modello dovrà essere validato al più tardi il 31 Ottobre 2012, e dunque è necessario iniziare a confrontarsi con l’Autorità di Vigilanza ben prima.
[7]  “We didn’t realise the level of work in implementing the measures. Everyone understands the principles, but did not realise the level of detail needed to flesh these out. Getting the timing right is an important part of doing a good job with Solvency II – the industry needs to make sure the final product is as good as the founding principles” – (Non abbiamo compreso il livello dei lavori per ciò che riguarda l’implementazione delle misure. Tutti comprendono i princìpi, ma nessuno conosce il livello di dettaglio atteso. Rispettare le scadenze è importante per poter realizzare bene un progetto come Solvency II – il nostro settore ha bisogno di essere sicuro che il prodotto finale sarà valido tanto quanto i princìpi fondanti). Dichiarazione del 7 Ottobre 2009, conferenza “Solvency II e Risk Management”, (Londra). 
[8]  L’ACAM (Autorité de Contrôle des Assurances et des Mutuelles) è il corrispettivo francese dell’ISVAP (Istituto per la Vigilanza sulle Assicurazioni Private e di Interesse Collettivo).
 

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