Ritorna a breve l’acqua pulita in Europa?

Invia Invia Newsletter 16 October 2009

Tra i grandi progetti che devono essere affrontati dal Parlamento Europeo eletto lo scorso giugno, l’ambiente, ed in particolare la gestione dell’acqua, occupa un posto importante. Pubblicata nel 2000, la Direttiva Quadro per l’Acqua ha recepito le diverse normative in vigore in Europa, con l’ambizioso obiettivo di riportare a livelli qualitativamente accettabili tutte le acque del territorio europeo entro il 2015. La fase di studio, che consentirà di determinare l’impatto dell’uomo sull’ecosistema acquatico, dovrebbe essere portata a termine alla fine del 2009. Per oltre il 75% dei bacini, dovranno essere avviate azioni di bonifica (controllo delle quantità degli scarichi, disinquinamento, ecc.) dal 2010 ed il costo rischia di essere elevato.

Una breve storia
Nell’ambito della sua politica di armonizzazione, la Commissione Europea ha pubblicato nel 1975 una prima Direttiva sull’Acqua, relativa al trattamento delle acque superficiali destinate all’alimentazione, seguita poco dopo da altre Direttive sulle acque balneabili e le acque destinate all’allevamento dei pesci. Poi, nel 1990, con l’affermarsi del concetto di sviluppo sostenibile e la firma del trattato di Maastricht, sono nate le Direttive sugli scarichi di acque reflue (urbane e industriali) e sugli inquinanti agricoli (nitrati e pesticidi). Nel 2000, considerando il gran numero di attività umane che hanno rapporto con l’acqua ed il loro impatto sull’ecosistema, il Parlamento ha pubblicato la “Direttiva Quadro”, che coordina tutte le precedenti Direttive. Infine, nel 2008, sono state promulgate alcune Direttive riguardanti le sostanze prioritarie da eliminare e l’inquinamento delle acque sotterranee.

Pubblicazione della Direttiva Quadro
Considerando le interazioni tra i differenti tipi di acqua, la Direttiva Quadro ha definito un insieme di misure ed imposto un calendario molto ambizioso, che dovrebbe raggiungere i propri obiettivi nel 2015: ripristinare la qualità ecologica dell’acqua in tutti i bacini d’Europa. Attualmente, la fase preparatoria del programma, consistente in una riorganizzazione amministrativa e in uno studio dei bacini per determinare le azioni da avviare, è quasi terminata. Un primo rapporto pubblicato nel 2007 illustra questi lavori(1).

Una nuova struttura amministrativa e geografica che dà già i suoi frutti
Uno dei maggiori apporti della Direttiva Quadro riguarda la nuova ripartizione amministrativa della gestione dell’acqua. D’ora in avanti, l’organizzazione amministrativa seguirà i bacini idrografici, aree corrispondenti ad un fiume o ad un mare, indipendentemente dalle frontiere tra gli Stati, offrendo così una visione globale del loro ecosistema. Un’Autorità di gestione centrale è stata designata per ogni bacino, al fine di condurre a buon fine i piani di intervento. Tra i 110 bacini recensiti, oltre 80 si estendono su diversi Stati, rendendo più complessa la costituzione dell’Autorità. Per alcuni bacini in cui sono coinvolti Stati non membri dell’Unione Europea, la situazione non è stata ancora regolamentata. È il caso, ad esempio, del Mar Baltico, poiché la Russia non accetta il livello delle richieste europee. Per gli altri, questa suddivisione ha già consentito di ottenere risultati incoraggianti, infatti, la cooperazione tra gli Stati nel bacino del Reno, già denominato la “pattumiera dell’Europa”, ha visto ricompensati gli sforzi con il ritorno dei salmoni, garanzia di purezza.

Saranno necessari interventi in oltre il 75% dei bacini per correggere gli effetti dell’impatto umano

Una volta designate, le Autorità hanno come primo obiettivo la realizzazione di uno studio del loro bacino, che comporta tre impegni:
– analisi delle caratteristiche fisiche (delimitazione, individuazione delle zone modificate, ecc…);
– analisi dell’impatto umano;
– analisi economica dell’utilizzo dell’acqua (costi di trattamento, di bonifica, ecc…).

L’analisi dell’impatto umano ha consentito di individuare tutti i tipi di inquinamento e le principali tendenze. Nei 12 nuovi Paesi dell’Europa è l’inquinamento locale, dovuto alle acque reflue, che ha il maggior impatto poiché questi Paesi non dispongono di politiche in materia. Al contrario, nell’Europa dei 15 il principale inquinamento è quello diffuso, a causa dei diserbanti agricoli che sono dispersi su estese superfici.
L’analisi economica è stata difficile poiché i costi di bonifica raramente sono quantificabili. Per aiutare gli Stati in questo studio, la Comunità Europea ha adottato un sistema informativo geografico (WISE(2)). Questo database permette di centralizzare tutte le informazioni geografiche e fisiche dei bacini che precedentemente erano disponibili presso le differenti amministrazioni locali, e spesso non informatizzate. WISE semplifica dunque enormemente la disponibilità e l’utilizzo di queste informazioni, consentendo di meglio indirizzare le azioni di bonifica e, così, di ottimizzare i costi.

Tutte queste analisi sono poi state utilizzate per valutare il rischio per ciascun bacino di non raggiungere gli obiettivi fissati dalla Direttiva, con lo scopo di identificare le azioni di bonifica da avviare entro il 2015. Si è così determinato che solo il 20÷25% dei bacini non sono a rischio. Per il resto, programmi di bonifica precisi dovranno essere programmati entro la fine del 2009, per essere avviati nel 2010.

I principali cambiamenti devono ancora venire
All’inizio del 2010, ogni Autorità di gestione di un bacino idrografico dovrà avviare un primo piano per proteggere e bonificare il suo bacino. Questo sarà seguito da un secondo piano, nel 2012, che dovrà consentire di raggiungere gli obiettivi nel 2015.

La principale novità risiede nell’avvio di una politica tariffaria incentivante a partire dalla fine del 2010. Basandosi sul principio “chi inquina, paga”, ciò consisterà nel caricare sulle tariffe tutti i costi di intervento:
– costi finanziari (forniture, amministrazione, gestione e manutenzione);
– costi ambientali (riparazione dei danni all’ecosistema, della salinizzazione e della degradazione dei suoli);
– costi delle risorse (costi legati all’impoverimento della risorsa, che limita le possibilità di altri utenti).

Questa politica punterà dunque su un duplice obiettivo; limitare le pressioni sull’ambiente e finanziare la manutenzione delle infrastrutture.

Considerando le cifre in gioco – a titolo d’esempio, il cambiamento dei tubi in piombo rappresenta un budget di 15 miliardi di euro per la sola Francia(3) – dovrà essere supportata da una campagna di comunicazione presso i consumatori per spiegare loro l’aumento delle tariffe e sensibilizzarli sull’impatto dei loro consumi.

Inoltre, per controllare il rischio di deriva tariffaria, la Direttiva prevede anche di attuare uno stretto controllo dei prezzi, che costituirà dunque un vincolo per gli attuali operatori. Tuttavia, la centralizzazione del potere nell’Autorità di gestione del bacino, i supporti finanziari ed i sistemi efficienti applicati, come WISE, dovrebbero consentire di attuare il cambiamento.

Fonti:
- europa.eu
- water.europa.eu
- WWF

Note:
1) Cfr. articolo: SEEC (2007) 362

2) Il sistema di geolocalizzazione è a disposizione del pubblico. L’utente può navigare sulla carta e accedere alle caratteristiche ed alla storia delle misure realizzate sui bacini idrografici. È anche invitato a contribuire fornendo il suo parere sulla qualità delle acque balneabili.
http://www.eea.europa.eu/themes/water/mapviewers/bathing

3) Dopo la Direttiva del 1998 sull’acqua potabile, ripresa dalla Direttiva Quadro, uno dei maggiori cambiamenti è stato l’avvio del controllo della qualità dell’acqua fino al rubinetto dell’utente, mentre prima si fermava alla rete del distributore e non comprendeva le reti interne agli appartamenti, dove l’acqua può subire un nuovo inquinamento. È, in particolare, il caso del piombo dei tubi presenti in numerosi appartamenti, che si solubilizza al passaggio dell’acqua. La sostituzione dei tubi è a carico del proprietario, nel caso di immobili privati, e del distributore d’acqua potabile, per tutti gli edifici pubblici.
 

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