Obama e l’inquinamento del traffico: si può fare di più!
Invia Stampa Newsletter 14 September 2009
Per il guidatore del Midwest, già sconvolto per l’aumento del costo della benzina nel 2008, l’annuncio straordinario del 19 maggio in merito all’introduzione di nuove regole per il consumo di benzina e le emissioni di CO2 entro il 2016 fatto dal Presidente Obama è senza dubbio un’altra prova che il suo paese sta sprofondando inesorabilmente in un brutale socialismo all’europea. Nel corso degli otto anni di mandato del Presidente Bush non ha sentito dire che "non sarebbe mai cambiato niente nello scenario di vita americano" e che l’inalienabile diritto di andare al supermercato del quartiere con una V8 4×4, lasciando il motore acceso per mantenere la temperatura ambiente dell’abitacolo a 18 ° C in estate, sarebbe stato garantito per sempre?
Quindi se queste misure sono davvero i provvedimenti più draconiani adottati da un governo federale americano, non sono davvero una delle tappe più importanti nel cammino che l’industria americana dell’auto dovrebbe compiere per allinearsi con l’Europa. Si tratta quindi di relativizzare il coraggio di un presidente che di fronte ad un settore automobilistico americano da sempre reticente a qualsiasi restrizione ambientale, ma attualmente in agonia, ricorre ad uno strumento assoluto, il massiccio finanziamento da parte dei contribuenti.
Per valutare in modo adeguato la modicità dello sforzo americano è necessario mettere a confronto questi obiettivi con le norme approvate il 1° dicembre 2008 dalla Commissione e dal Parlamento europeo. Il progetto del Presidente Obama mira a portare entro il 2016 il consumo medio dei veicoli – attualmente pari a un gallone per 25 miglia per i modelli del 2009 – a un gallone per 35,5 miglia , ossia a 6,7 l/100 e a ridurre del 30% le emissioni di CO2 arrivando a 156 grammi di CO2 per chilometro. Ma questa cifra, già insufficiente per il più grande consumatore di benzina del pianeta, è già stata superata in Europa … nel 2008, con otto anni di anticipo, dai costruttori europei che hanno ottenuto una performance globale di 153,7 g / km di CO2.
Nello stesso tempo l’obiettivo medio per quanto riguarda le emissioni di CO2 è stato fissato in Europa per il 2015 a 130 g / km, a 126 g / km in Francia, a 122 g / km in Italia e a 132 g / km in Germania. L’accordo europeo prevede inoltre pesanti sanzioni nel caso in cui vengano superati questi valori che al contrario non sono previste negli Stati Uniti. Per un solo grammo in più si pagheranno cinque euro, quindici euro per 2 grammi, venticinque per 3 grammi e 95 euro per veicolo se vengono superati i 3 grammi. Inoltre l’Europa ha fissato un obiettivo ancora più ambizioso per il 2020, limitando la media delle emissioni previste a 95g / km.
Il piano di Obama sta sollevando già molta agitazione nell’opinione pubblica e tra i repubblicani che non si asterranno certo dall’usare tutti i mezzi per ostacolarlo. Questo perché le case automobilistiche americane dovranno impegnarsi a fondo per adattare i loro modelli e gli stabilimenti di produzione a queste restrizioni.I costruttori giapponesi che si sono insediati negli Stati Uniti non sfuggono a queste limitazioni poiché se la Toyota Prius è molto richiesta dall’élite della West Coast la vettura è fabbricata in Giappone e rappresenta l’albero ecologico di Toyota celando una selva di fuoristrada e di 4×4 con un livello di consumo elevato paragonabile a quello delle analoghe versioni GM o Ford.
Questa è un’opportunità per i costruttori europei generalisti che attualmente non sono presenti negli Stati Uniti come Fiat, Renault e PSA, noti per la loro performance nei modelli a basso impatto energetico. Quindi nel 2008 sul mercato europeo, la Fiat ha registrato un tasso di emissioni pari a 133,7 g di CO2/km sulla media dei modelli di sua produzione, la Peugeot 138,1 e la Renault 142,7. Si tratta anche di un ulteriore incentivo per l’Europa a sviluppare dei metodi di propulsione alternativi, realizzando macchine elettriche ibride, per aumentare la sua supremazia nel mondo per quanto riguarda le emissioni di CO2.
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