Il Brasile: nuova potenza petrolifera?

Invia Invia Newsletter 14 September 2009

Il Brasile, grande esportatore di caffè, di zucchero, di soia e di etanolo, prodotti che gli hanno valso il soprannome di “Gigante verde”, può diventare anche esportatore di petrolio?
Una domanda quanto mai di attualità considerando il fatto dal 2006 il Brasile è in grado di soddisfare con risorse interne i propri fabbisogni petroliferi e che negli ultimi 2 anni sono stati scoperti nuovi promettenti giacimenti offshore.

Per illustrare questo punto di vista, l’articolo ricorda inizialmente la situazione delle risorse energetiche del Brasile, dove lo sfruttamento pretrolifero è in piena crescita, ed, in seguito, analizza qual è il potenziale sfruttabile in base alle recenti scoperte; infine, nell’ultima parte, vedremo quali sono le prospettive politiche ed economiche che nascono da questo nuovo potenziale. Il gigante verde sogna l’oro nero ed il suo sogno sta per diventare realtà!

La situazione energetica del Brasile: un ottimo sfruttamento delle risorse

La storia del petrolio brasiliano non è recente: la scoperta del primo giacimento risale al 1939. Poiché il suolo brasiliano aveva modeste riserve di oro nero, Petrobas, l’azienda petrolifera statale del Brasile, si è indirizzata alle zone offo-shore prossime alle coste, dove le scoperte sono state più importanti rispetto ai giacimenti terrestri. Incoraggiata dall’esito delle prime esplorazioni, Petrobas ha cominciato ad esplorare le acque profonde, una scelta che si è rivelata accorta alla luce dei giacimenti trovati. Le prime scoperte off-shore in Brasile sono stati i giacimenti di Guaricema, nel bacino di Serpige, nel 1968, e di Ubarana, nel bacino di Portiguar, nel 1973. È in seguito che il Brasile si è interessato ai bacini di Campos e Santos, che sono stati la punta di diamante della produzione petrolifera.

I progetti della compagnia statale Petrobas sono diversi nel bacino di Campos. Hanno consentito al Brasile di diventare un pioniere nello sfruttamento in acque profonde. Le scoperte nel bacino di Campos fin dal 1996 dei giacimenti Albacora Leste, Marlim Leste e Sul, Barracuda e Roncador contengono riserve totali stimate ad oltre 8 miliardi di barili(1). Dal mese di aprile 2006, lo sfruttamento di questi giacimenti ha consentito al Brasile di soddisfare interamente il suo fabbisogno petrolifero, con 1,93 milioni di barili di greggio prodotti al giorno. Da notare che questa produzione, equivalente a quella del Kuwait, è un ottimo risultato per un paese emergente di 190 milioni di abitanti, che è stato storicamente un grande importatore, poiché nel 1979 il Brasile importava ancora l’80% del suo petrolio, un prodotto che rappresentava allora il 50% delle sue importazioni.

Forte della sua esperienza nello sfruttamento petrolifero e volendo diversificare le sue risorse energetiche, riducendo al contempo le emissioni di CO2, il Brasile ha saputo approfittare delle sue materie prime per sviluppare la sua filiera di biocarburanti. È infatti, il primo produttore mondiale di etanolo, con oltre 20 miliardi di litri prodotti l’anno, ed il secondo esportatore mondiale, con l’ambizione di aumentare la sua produzione, per raggiungere i 35 miliardi di litri l’anno nel 2015. Inoltre, il Brasile si posiziona al sesto posto al mondo per riserve di uranio, mentre le riserve di gas sono valutate a 316 miliardi di metri cubi, una situazione comparabile a quella del Venezuela (tra l’1 e il 5% della produzione mondiale(2)).

Il Brasile gioca dunque la carta della diversificazione delle risorse: da un lato, dispone di condizioni favorevoli allo sviluppo dei biocarburanti (disponibilità di terreni, clima favorevole e costi ridotti), dall’altro, continua le esplorazioni in cerca di idrocarburi, soprattutto in acque profonde. Attualmente, lo sfruttamento delle sue piattaforme petrolifere locali rappresenta l’80% della sua produzione.
Tuttavia, il Brasile ha ulteriori ambizioni e per poter sviluppare le sue l’esportazioni,  moltiplica i progetti di esplorazione in acque profonde.

La scoperta recente dei giacimenti offshore rafforza il potenziale di esportatore del Brasile

Il primo bacino commercialmente sfruttabile, quello di Campos, contiene ancora qualche giacimento promettente: le scoperte dei giacimenti di Jubarte, Cachalote e Papa-terra, tra il 2001 e il 2005, presentano riserve stimate pari a 1,65 miliardi di barili. Lo sfruttamento di questi giacimenti, previsto per il 2010, permetterà al Brasile di rafforzare la sua produzione petrolifera.

Nel mese di novembre 2007, sono stati scoperti i giacimenti offshore di Tupi e Iara, al largo di Rio de Janeiro, nel bacino di Santos. Le loro riserve sono valutate ufficialmente tra i 5 e gli 8 miliardi di barili di greggio leggero per il giacimento di Tupi e tra i 3 ed i 4 miliardi per quello di Iara. Lo sfruttamento di questi ultimi aumenteranno le riserve di petrolio del Brasile del 50% e lo porranno tra le prime 10 riserve di petrolio mondiale, rispetto al suo ventiquattresimo posto attuale. Nel mese di aprile 2008, è stato scoperto il giacimento di Carioca, nello stesso bacino di Santos. Conterrebbe, cifra non ufficiale, 33 miliardi di barili a 6 km di profondità, sotto uno strato di sale. Se queste stime saranno confermate, si tratterebbe del terzo giacimento al mondo per importanza.

Tuttavia, la perforazione in acque profonde, addirittura ultra-profonde, nella sabbia e nella roccia, è lunga e costosa e, di conseguenza, i giacimenti non potranno essere sfruttati prima di dieci anni. È per questo che Petrobas ha annunciato lo scorso febbraio investimenti per 92 miliardi di dollari entro il 2013, di cui 29 miliardi per lo sfruttamento dei giacimenti scoperti alla fine del 2007, cioè i bacini di Tupi e Iara.

Come si può vedere dal grafico seguente, i giacimenti del bacino di Campos saranno in fase calante prima che quelli di Santos arrivino al regime produttivo (zona verde). Il Brasile non subirà, quindi, rallentamenti di produzione.

Fonte: http://www.oleocene.org

I suoi progetti potrebbero consentire al Brasile di accedere allo stato tanto desiderato di esportatore di petrolio, ciò che apporterà necessariamente cambiamenti economici e politici che il Governo di centro sinistra dovrà fronteggiare.

Il Brasile vuole rafforzare il suo ruolo internazionale attraverso il suo ruolo di potenza energetica

L’autosufficienza petrolifera raggiunta nel 2006 è un vantaggio politico importante in un mondo dove le risorse naturali diventano sempre più rare. Il Brasile, che diventerà esportatore netto con lo sfruttamento dei suoi giacimenti, potrà così entrare a far parte del cartello dell’OPEC (Organizzazione dei Paesi Esportatori di Petrolio) nei prossimi anni(3).
L’ambasciatore dell’Iran l’ha già invitato ufficialmente nel mese di ottobre 2008, un’ulteriore prova dell’importanza del ruolo del Brasile sulla scena mondiale.

Le relazioni internazionali del Brasile, soprattutto con i grandi Paesi consumatori quali gli Stati Uniti o la Cina, sono determinanti per il futuro del Brasile se non vuole dipendere da un solo paese per il finanziamento dei suoi progetti di sfruttamento. Ricordiamo che Petrobas ha firmato nello scorso febbraio accordi con la Cina per una fornitura di petrolio pari a 60.000÷100.000 barili al giorno, a fronte di un credito di 10 miliardi di dollari per finanziare i suoi progetti di sfruttamento.

L’obiettivo del Brasile è chiaro: garantire la sua indipendenza energetica. Nel 2005, il Brasile ha prodotto l’89% dell’energia consumata nel Paese, contro, ad esempio, il 49% della Francia. Ma il Brasile, grande potenza regionale, è esposto alle scelte politiche ed energetiche dei suoi vicini. Nel mese di maggio 2006, la nazionalizzazione degli idrocarburi della Bolivia, sommata alla crescita del prezzo del gas, è stata un esempio di questo problema: oltre la metà del gas consumato in Brasile è importato dalla Bolivia. Attualmente, il presidente Luiz Inácio Lula da Silva è pronto a fare concessioni ai suoi vicini, essendo diventata una priorità la stabilità regionale, soprattutto con i Paesi confinanti, Bolivia e Argentina. Infatti, il consumo di gas in Brasile è importante, in particolare nel settore automobilistico. In questo senso, Lula ha dovuto rinegoziare al rialzo i contratti del gas e, nel mese di marzo 2007, ha rivenduto le raffinerie possedute da Petrobas in questi paesi.

Ma i sondaggi effettuati nei bacini di Campos e Santos hanno rivelato anche la presenza di giacimenti di gas, ciò che consentirà al Brasile di rendersi maggiormente indipendente per quanto riguarda questa risorsa energetica.

Inoltre, il Governo brasiliano di centro sinistra del presidente Lula ha allo studio una nuova modalità di ripartizione dei profitti petroliferi, che mira ad investire nell’educazione e nella lotta contro la povertà. Ad esempio, la somma delle royalty pagate dalle aziende private, principalmente straniere, ha raggiunto i 3,2 miliardi di euro nel 2007. La commissione ministeriale studia 2 possibilità: aumentare questa imposta o adottare un regime di suddivisione della produzione tra lo Stato ed il settore privato. Infatti, lo Stato non potrà accollarsi da solo i costi dello sfruttamento di questi giacimenti (valutati in 600 miliardi di dollari) e dovrà trovare un giusto compromesso per non far fuggire le aziende private, migliorando la ripartizione dei profitti in loro favore.

Le sfide che attendono il Brasile sono diverse: ripartire le rendite petrolifere a vantaggio di tutta la popolazione, assicurare la stabilità regionale e creare un legame solido con i grandi paesi consumatori, proseguendo allo stesso tempo una politica di diversificazione delle risorse e degli investimenti per lo sfruttamento. Il Brasile sarà un partner politico ed economico indispensabile per i prossimi anni. Il gigante verde assume sempre più un colore nero!

Note:
1) Le riserve stimate sono da considerare come definite all’inizio dello sfruttamento.

2) Secondo il rapporto informativo n. 482 del Senato francese, pubblicato nel luglio 2008, intitolato: «Il Brasile, potenza globale dell’era dei biocarburanti».

3) Secondo la classificazione 2006 dell’Energy Information Administration, il Brasile è il tredicesimo paese produttore di petrolio, con 2,166 milioni di barili al giorno – http//www.eia.doe.gov

Fonti:
Sito Web di Petrobasmer
Rapporto informativo n. 482 del Senato francese, pubblicato nel luglio 2008.
«Il Brasile vuole cambiare le regole di suddivisione dei profitti», Le temps.
«Petrolio: un giacimento che cambia tutto?», http://www.JDD.fr
«Il settore degli idrocarburi in Brasile», Ubifrance e Missione economica di Rio.
 

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