Auto elettrica: un nuovo mondo da inventare
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14 July 2009
Oggi è il mondo delle raffinerie, delle stazioni di servizio, delle autocisterne, dell’odore di benzina. E domani, che mondo ci sarà intorno all’auto elettrica? L’avvento dell’auto elettrica non significa soltanto la nascita di un nuovo veicolo. Il prodotto in sé non è molto difficile da fabbricare e del resto le case automobilistiche hanno stimato un calendario di produzione abbastanza preciso: in Giappone entro il 2010, in Europa ca. entro il 2011-2012. E’ chiaro che ci troviamo di fronte a un’innovazione che investe i vari aspetti della vita sociale e che non è solo tecnologica.
Si dovranno creare delle reti e prevedere dei nuovi operatori che gestiranno il parco macchine e le relative batterie. Quindi un nuovo eco-sistema. Oggi ci sono le stazioni di servizio, le pompe delle autocisterne, i meccanici, abbiamo 120 anni di esperienza nei motori a combustione interna, un intero sistema che non è nato dall’oggi al domani. Adesso dovremo fare prove su prove per testare la novità nell’arco di parecchi anni e incontreremo certamente dei problemi, faremo degli errori. Ma, tuttavia si tratterà di inventare un nuovo mondo.
E quale sarà? Prima di tutto sarà necessario risolvere il problema dell’autonomia. Con 40 litri di benzina, un auto termica ha un’autonomia che è cinque volte maggiore rispetto ad una completamente elettrica. Un unico dato: una macchina moderna con batterie al Litio-ione, ben equipaggiata, trasporta in energia l’equivalente di 8 a 10 litri di benzina. Rispetto alle migliori auto termiche c’è un’autonomia di 200 km.
Una prima idea è quella di tenere separata la proprietà dell’auto da quella delle batterie di accumulatori e cioè di vendere la macchina senza il gruppo batterie che invece può essere noleggiato. Si potrebbero anche prevedere delle apposite stazioni per la ricarica delle batterie. Indipendentemente dalle soluzioni, ci dovrà essere chi si occuperà della vendita o del noleggio delle batterie, della gestione delle scorte e della sostituzione. Si tratta di servizi nuovi che richiedono degli intermediari e degli operatori e quindi dei finanziamenti. Ad esempio nuovi fornitori di servizi, tipo Better Place. E’ un’incognita in termini di costi, ma non dimentichiamo i costi attuali: la fornitura di combustibili liquidi non è molto semplice e a basso costo.
A che costi va incontro l’utilizzatore? Per quanto riguarda l’argomento carburante, l’elettricità è molto più competitiva della benzina. Per contro, bisogna aggiungere i costi per il noleggio delle batterie. Secondo Renault, il costo complessivo di un auto elettrica (compreso il prezzo di acquisto o di noleggio dell’auto, il costo per il noleggio delle batterie e quello dell’elettricità per un chilometraggio medio di 10.000 km all’anno) dovrebbe poter corrispondere a quello di un’equivalente auto diesel.
Quali sono invece i costi per la collettività che deve aumentare la produzione di energia elettrica? Abbiamo calcolato per il decennio 2010 che l’energia necessaria per un parco macchine che comprende da 1 a 1,2 milioni di auto elettriche richiede una disponibilità di 1500 MW forniti da una centrale nucleare di tipo EPR.
Prendiamo in considerazione anche un vantaggio più pratico: guidare un auto elettrica è molto piacevole: elasticità anche a bassa velocità, cambio automatico, massima silenziosità. E un’esperienza di guida completamente nuova. La scommessa delle case automobilistiche è quella di offrire una nuova qualità di guida ad un costo complessivo equivalente e con in cambio un vantaggio ecologico: l’auto elettrica infatti non provoca inquinamento quando viene utilizzata…
Nell’organizzazione di questo nuovo eco-sistema dei buoni vettori di introduzione delle auto elettriche saranno i grandi gruppi e le imprese che offrono auto a noleggio, sia le agenzie tradizionali che le nuove compagnie che forniscono il servizio di car sharing. Questo perché anche la scelta di servirsi di un’auto in car sharing fa parte del nuovo sistema che investe i vari aspetti della vita sociale.
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