Il mercato dell’eco-efficienza energetica

Invia Invia Newsletter 15 June 2009

L’eco-efficienza si definisce come la disponibilità a prezzi competitivi di beni o servizi, riducendo progressivamente l’impatto ambientale e lo sfruttamento delle risorse naturali durante il ciclo di vita. Questa definizione è spesso applicata all’energia. Si tratta allora di proporre soluzioni per migliorare e gestire la produzione e l’utilizzo dell’energia durante tutto il periodo di vita dei prodotti: è l’eco-efficienza energetica.

Questa nozione è cruciale poiché, finora, il consumo d’energia cresce in parallelo con le popolazioni e le economie: questo modello non è sostenibile. Gli sforzi in materia di eco-efficienza energetica tendono a risolvere l’attuale contraddizione tra sviluppo economico e ridotto impatto ambientale. In particolare, la lotta contro il riscaldamento climatico, priorità dei Paesi industrializzati, passa per la riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra, che sono direttamente legate all’utilizzo delle energie fossili e, quindi, al consumo di energia.

Primi risultati incoraggianti, ma non uguali tra i Paesi
Gli studi dell’Ademe, agenzia pubblica francese che raccoglie le informazioni sull’energia, rilevano un aumento annuale dell’1,6% di efficienza energetica mondiale dal 1990, sostenuto dalla crescita della Cina (7,5% l’anno tra il 1990 e il 2000). Nel 2006, le emissioni di CO2 sono state minori del previsto: 10 miliardi di tonnellate equivalenti di petrolio in meno, di cui 4,4 miliardi sono attribuiti al miglioramento dell’efficienza energetica mondiale. Se circa i 2/3 dei Paesi partecipano a questo risultato energetico mondiale, sono le nazioni meno impegnate nei risparmi ed a forte crescita economica, come la Cina e gli Stati Uniti (1,9% l’anno dal 1990), che hanno registrato il maggior incremento. Esistono, inoltre, forti disuguaglianze tra i Paesi.

L’Europa registra la migliore intensità energetica e continua a crescere dello 0,8% l’anno dal 1990. In tal modo, per unità di prodotto interno lordo, l’Europa consuma il 30% d’energia in meno degli Stati Uniti ed il 40% della Cina. La sua intensità energetica è anche minore di quella dei Paesi emergenti e dei Paesi in via di sviluppo in generale. Il grafico confronta le intensità energetiche delle diverse zone mondiali: più l’efficienza energetica è elevata, più l’intensità energetica è bassa.

Intensità energetica primaria per regione del mondo (fonte: WEC – Ademe dati Enerdata)

Esistono anche differenze significative nell’ambito stesso dell’Unione Europea, con un fattore 3 tra i due estremi, il Regno Unito e la Bulgaria. L’Italia presenta degli ottimi dati di intensità energetica, secondi in Europa solo al Regno Unito.


Intensità energetica in Europa (fonte: Odyssee – Enerdata)

Le aziende cominciano a prendere l’iniziativa

Essere d’esempio assicura alle aziende un’immagine positiva e responsabile. Inoltre, esse sensibilizzano i clienti, i dipendenti ed i partner ai necessari cambiamenti dei comportamenti di fronte all’energia. Alcune società hanno del resto già iniziato ad attuare progetti di eco-efficienza energetica che anticipano le normative.

Cominciando da General Electric, che ha avviato nel maggio 2005 il programma “Ecomagination”, iniziativa strategica il cui obiettivo è quello di sviluppare soluzioni innovative e riconosciute per la loro efficienza energetica. Come riportato dal rapporto annuale dell’azienda, il portafoglio “Ecomagination” è passato da 17 prodotti ad oltre 60 dal 2005 ad oggi. Nel 2007, gli investimenti nella ricerca di tecnologie pulite hanno superato il miliardo di dollari.

Citiamo anche Fujitsu Siemens Computers, che ha posto l’efficienza energetica al centro della sua strategia, considerando che le apparecchiature informatiche sono responsabili di almeno il 2% delle emissioni mondiali di CO2. Dal 1993, il gruppo ha ottenuto la certificazione Blue Angel per i suoi PC, mentre le altre aziende si sono unicamente impegnate a rispettare la Direttiva europea EuP (European Energy using Products) 2005/32/EC, entrata in vigore nel luglio 2007.

Anche gli operatori energetici hanno intrapreso un percorso di eco-efficienza energetica, che si concretizza su interventi interni all’azienda ma anche esterni rivolti agli utilizzatori finali, mirati a sviluppare la cultura dell’efficienza energetica.

Tuttavia, in parallelo a queste iniziative, si assiste alla deriva del “green washing”, cioè i processi di marketing utilizzati soprattutto dalle aziende per darsi un’immagine ecologica senza che siano intraprese reali azioni in favore dell’ambiente, talvolta al limite della pubblicità ingannevole. Questa tattica crea una confusione nei consumatori. Più grave, e controproducente: screditando tutta la comunicazione sugli aspetti ambientali, frena le iniziative concrete che le aziende lanciano in generale per comunicare poi il loro impegno.

In questo periodo di recessione, la lotta contro il riscaldamento climatico rischia di diventare meno prioritaria, salvo che permetta di ridurre così i costi. In base ad una ricerca condotta da “The Economist” su 538 dirigenti di grandi gruppi mondiali sulle loro aspettative riguardo all’incontro di Copenhagen del prossimo dicembre, che dovrebbe definire il dopo Kyoto, il 73% delle aziende ha posto il miglioramento dell’efficienza energetica come priorità per i prossimi due anni. E giustamente: contano così di ridurre la loro bolletta energetica. Ma gli sforzi devono intensificarsi, perché in periodo di crescita economica, le emissioni continuano ad aumentare ogni anno.

 

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