L’Europa degli idrocarburi : verso una diplomazia dell’energia?

Invia Invia Newsletter 12 May 2009

Quanto più rara diventa l’energia di origine fossile, tanto più diventa un elemento di tensione oltre che una temibile arma politica ed economica. E’ questa la constatazione che si può fare pensando alla sicurezza degli approvvigionamenti di gas e petrolio in Europa e questo risulta particolarmente evidente alla luce della crisi russo-ucraina che si verificata nei primi mesi del 2009.
Questa avvisaglia non è certamente la prima e ci ricorda  una volta di più questa realtà e cioè che l’Europa attinge a paesi extra europei per i suoi approvvigionamenti di petrolio e di gas, rispettivamente per il 90% e l’80%, e che non dispone di una strategia comune per l’energia. E quindi in che modo è possibile reagire a questa dipendenza e a questa mancanza di sicurezza?
In primo luogo, come un esperto di finanza diversifica il suo  portafoglio per ridurre i rischi, allo stesso modo è opportuno che i paesi europei cerchino di diversificare le loro fonti di approvvigionamento. I progetti che riguardano i gasdotti di Nordstream, Southstream o ancora il progetto Nabucco  evidenziano la volontà dell’Europa di adottare una strategia di diversificazione.
Nabucco è l’esempio più rappresentativo.Questo progetto, che andrebbe a coprire il 5% del fabbisogno di gas in Europa e permetterebbe di bypassare la Russia attraverso approvvigionamenti provenienti dalla penisola arabica, è il simbolo di una collaborazione a livello europeo dal momento che, per quanto riguarda i finanziamenti e l’organizzazione, coinvolge sia compagnie europee che esportatrici.
Ancora poco tempo fa il progetto sembrava essersi bloccato a causa di tensioni tra l’Unione Europea e alcuni dei paesi partecipanti (la Turchia e il tema della sua candidatura all’ingresso nell’Unione europea, l’Iran e quello della proliferazione nucleare), ma la Dichiarazione di Budapest sottoscritta lo scorso 27 gennaio ha rilanciato il progetto Nabucco segnando l’inizio della collaborazione tra i paesi coinvolti nel progetto e aprendo la strada ad altri progetti europei basati sulla diversificazione
 
In secondo luogo è necessario che l’Europa reagisca facendo degli investimenti. Attualmente le carenze in termini di infrastrutture e di tecnologie sono molto evidenti: gli oleodotti diventano obsoleti, diminuisce il numero di  progetti petroliferi e il ritardo nell’aggiornamento in campo  tecnologico da parte dei paesi che forniscono idrocarburi  è  fonte di grande preoccupazione. Per ovviare a questi problemi, è opportuno promuovere gli investimenti per quanto riguarda le attività di esplorazione,estrazione, trasporto e per le infrastrutture.
L’apertura dei mercati dell’energia stabilita dalla Direttiva Europea del 2003 è nata con l’intento di promuovere la libera concorrenza e quindi di favorire gli investimenti. E anche se questi investimenti tardano ad apparire in un contesto di crisi economica, dovrebbero in futuro essere importanti.
Un esempio interessante da seguire è quello del Gas Naturale Liquefatto (GNL), che permette il trasporto del gas via nave rappresentando quindi un’alternativa ai gasdotti la cui realizzazione è abbastanza complessa. Se attualmente i paesi in grado di gestire con le competenze adeguate questa tecnologia sono ancora pochi, la proliferazione di progetti per la costruzione di infrastrutture portuali e di navi cisterna per il trasporto del gas naturale (GNL) dimostra chiaramente che  i paesi europei stanno investendo. Infatti il GNL potrebbe garantire il 15% del fabbisogno energetico in Europa entro il 2030, il doppio rispetto a oggi.
Infine, per fare in modo che l’Europa metta in atto una diversificazione e faccia degli investimenti, è necessario creare un accordo che coinvolga i paesi europei ma anche i paesi che esportano. E’ proprio qui che si fa strada il concetto di "diplomazia dell’energia". Se non esistono forme di collaborazione strategiche e se manca una politica energetica comune a tutti i paesi, l’Europa non può garantire a lungo termine la sicurezza degli approvvigionamenti in idrocarburi.
La volontà dell’Europa di collocare l’energia al centro delle sue priorità e il pacchetto "Energia-Clima” del 2007 sono la dimostrazione che l’Europa è ben consapevole della necessità di sviluppare una strategia per l’energia che potrebbe consentire sia una condivisione delle tecnologie che il finanziamento e il controllo di progetti comuni.
E ‘ fondamentale quindi che l’Europa continui a sviluppare dei rapporti multilaterali – al di là delle divergenze bilaterali – con tutti i paesi esportatori con l’obiettivo di aumentare le interconnessioni e garantire in questo modo la sicurezza delle sue scorte di gas e petrolio.

Questa diplomazia dell’energia verso la quale si sta indirizzando l’Europa è di vitale importanza (gli idrocarburi rappresentano il 52% del mix energetico europeo): infatti data la crescente importanza sul mercato dei paesi emergenti (Cina, India, …) sempre più avidi di energia, non ci si dovrebbe sorprendere se i paesi esportatori si rivolgessero a questi paesi ed escludessero un’Europa troppo poco omogenea.

Questo articolo ha ottenuto il secondo premio al Concorso per studenti sul tema Energie e Futuro, organizzato da Sia Conseil, l’Expansion e RTE.

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