Crisi finanziaria o crisi ecologica: bisogna scegliere?

Invia Invia Newsletter 12 May 2009

A fronte della presa di coscienza del degrado dell’ambiente all’inizio del secolo, i dirigenti europei hanno approvato nel mese di marzo 2007 un pacchetto “energia/clima”, con il quale si sono impegnati a ridurre le loro emissioni di CO2, migliorare l’efficienza energetica e aumentare la quota delle fonti rinnovabili, per tentare di risolvere la crisi ecologica. Non si tratta di perseguire lo sviluppo ad ogni costo, ma di puntare su uno sviluppo sostenibile, in cui i miglioramenti economici sono ponderati alla luce di vincoli ecologici. Attualmente, una nuova crisi s’inserisce nel dibattito: una crisi economica. Il settore delle energie rinnovabili, finanziato all’80% da prestiti concessi da banche in crisi di credito, è toccato in pieno. Questa seconda crisi è un ostacolo alla soluzione della crisi ecologica? Bisogna scegliere tra risolvere una o l’altra?

Gli Stati sono di fronte a scelte strategiche delicate. In materia d’energia, è evidentemente necessario puntare su energie sicure e sostenibili. Ma i Governi stentano a trovare il mix energetico che consenta di combinare rispetto dell’ambiente e redditività. Queste esitazioni sono testimoniate dalla diversità di scelte strategiche dei vari Paesi. La produzione di elettricità in Francia deriva al 77% da centrali nucleari, mentre in Germania è costituita da un 22% di carbone, da un 29% di lignite e da un 31% di nucleare. Sebbene sul lungo periodo le fonti rinnovabili inquinino meno di quelle tradizionali, quale il petrolio, tuttavia anch’esse sono in parte inquinanti: le celle fotovoltaiche richiedono prodotti chimici contaminanti (il silicio), la biomassa produce gas nocivi per l’atmosfera, l’idroelettrico distrugge gli ecosistemi. La scelta delle fonti rinnovabili non è inconfutabile.

Inoltre, richiedono crescenti investimenti di diversi migliaia di miliardi di dollari. Secondo il Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente, gli investimenti in materia di energie pulite dovrebbero raggiungere i 1.900 miliardi di dollari entro il 2020. In un contesto di crisi finanziaria, i dirigenti tardano, perciò, a stabilire linee guida per uno sviluppo sostenibile. Nuovi sistemi di finanziamento sono già stati creati e funzionano. Sul piano internazionale, dieci Paesi industrializzati si sono impegnati il 26 settembre 2008 a finanziare con 6,1 miliardi di dollari due nuovi fondi d’investimento per il clima, istituiti presso la Banca Mondiale. Individualmente, i Governi dispongono di molti strumenti di supporto, quali la Norme regolamentari, che prevedono l’inserimento delle spese nel costo di produzione dell’energia, gli incentivi fiscali o ancora il sistema del mercato dei permessi di emissione ed il suo principio “pagare per l’inquinamento”. Le soluzioni delle due crisi non sono fondamentalmente in contrasto.

Ciò implica una riorganizzazione globale del settore energetico. Una riconversione industriale che dovrebbe creare nuovi posti di lavoro: se attualmente gli impieghi sono concentrati nella fase di produzione, una riconversione li orienterebbe verso la manutenzione, la riparazione, il riciclaggio. Diversi esempi testimoniano il suo interesse economico. Alcune province della Cina, come quella di Guangdong, stanno attuando una riconversione delle proprie aziende verso settori più promettenti e sostenibili. Allo stesso modo, negli Stati Uniti, nello Iowa, le vecchie città industriali si sono riconvertite alle fonti rinnovabili, creando migliaia di posti di lavoro. Il mercato delle energie pulite ha un enorme potenziale. Per Daniel M. Kammen, direttore del Laboratorio delle energie rinnovabili dell’Università della California Berkeley, l’eolico potrebbe creare negli Stati Uniti oltre tre milioni di posti di lavoro entro il 2030, il solare ed i biocarburanti circa cinque milioni. Adottando nuovi metodi di finanziamento ed un incentivo statale chiaro, è dunque possibile un rilancio dell’economia con uno sviluppo sostenibile.

Le energie pulite richiedono enormi investimenti, ma che sicuramente valgono la pena di essere fatti, da un punto di vista sia ecologico, sia economico. Combinando corretti indirizzi economici con scelte energetiche che guardano al futuro, i Governi hanno oggi più che mai l’opportunità di risolvere due problemi fondamentali per il futuro del pianeta e dell’umanità.
 

Questo articolo ha ottenuto il secondo premio al Concorso per studenti sul tema Energie e Futuro, organizzato da Sia Conseil, l’Expansion e RTE.

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