Nucleare e auto elettrica marciano di pari passo
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27 April 2009
Lo sviluppo del settore dei veicoli elettrici risponde ad un duplice imperativo: contribuire al salvataggio dell’industria automobilistica e partecipare agli sforzi per la riduzione delle emissioni di CO2. Perciò, in un contesto in cui ogni grande nazione è impegnata a cercare di salvare le sue industrie del settore dell’auto, è indispensabile creare una domanda interna per favorire l’industrializzazione economicamente conveniente dei prototipi già realizzati.
L’Italia ha un problema in più: senza la crescita del nucleare nel suo mix energetico, i veicoli elettrici utilizzati in Italia emetterebbero più CO2 dei veicoli a motore termico.
I veicoli elettrici sono sempre più presentati come puliti, in quanto generano ridotte emissioni di CO2. Ciò è vero a condizione però che l’energia primaria sia anch’essa a ridotta emissione di carbonio. Secondo l’analisi dei mix energetici europei e statunitensi attuali, le proiezioni riguardante l’Italia non sono molto entusiasmanti: le emissioni –indirette – delle auto elettriche circolanti in Italia si collocano oggi a 114 gCO2/km, un valore molto vicino a quello delle vetture a motore termico meno inquinanti.
La riduzione delle emissioni di CO2 dovuta allo sviluppo delle auto elettriche sarebbe dunque minima lo sarà ancor meno nel futuro, poiché anche se l’Italia rispettasse il suo impegno in materia di produzione di energie rinnovabili, i miglioramenti non sarebbero così rapidi come quelli previsti dall’industria automobilistica per i motori termici e imposti, d’altra parte, da una Direttiva europea, che fissa la soglia a 90 gCO2/km nel 2020.
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Di conseguenza, è necessario unire gli investimenti in energie rinnovabili con una riconversione nucleare del parco elettrico. In Francia, ad esempio, è stato calcolato che saranno necessari 2 nuove centrali nucleari di terza generazione (EPR) per coprire la domanda in energia elettrica dei 1,5 milioni di veicoli elettrici previsti nel 2020, con un livello di emissioni di 20 gCO2/km ed un risparmio totale di 6 milioni di tonnellate di CO2.
Inoltre, la strategia nucleare consente un passaggio dal consumo d’idrocarburi verso l’elettronucleare che, oltre al risparmio di CO2 emessa, offre un’ottima possibilità in materia d’indipendenza energetica. È per questo che il Governo francese ha deciso un rilancio importante del nucleare.
L’Italia ha il vantaggio di disporre di un settore automobilistico all’avanguardia per quanto riguarda le innovazioni e di tre grandi fornitori d’energia che possiedono competenze nucleari. Speriamo che non perda quest’occasione per riappropriarsi della sua indipendenza energetica, per limitare l’impatto sul cambiamento climatico e per rafforzare le già forti posizioni della sua industria automobilistica.
A cura di Matthieu Courtecuisse
Articoli in : Elettricità ,Energia,Nucleare,Punti di vista
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