L’Europa fa fronte allo stress lavorativo
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10 July 2008
Lo stress legato al lavoro si trova al centro delle preoccupazioni delle parti sociali in Europa in tema di salute e di sicurezza sul lavoro.
Mentre la Francia sta per concludere ad inizio luglio i negoziati per l’adattamento in diritto francese dell’accordo quadro europeo sullo stress lavoro-correlato dell’ 8 Ottobre 2004, le organizzazioni di rappresentanza delle imprese e le organizzazioni sindacali [1] hanno sottoscritto il 9 Giugno 2008 un accordo collettivo interconfederale per il recepimento dello stesso accordo quadro europeo. In Polonia, i negoziati tra le parti sociali dovrebbero condurre in autunno all’avvio di un programma dedicato alla prevenzione dello stress… Di fronte all’ aumento dei rischi « psicosociali » [2], un quadro regolamentare si definisce poco a poco nella maggior parte dei paesi europei. Queste disposizioni saranno tuttavia sufficienti per ottenere dei risultati concretti per il benessere dei lavoratori ?
Secondo la Quarta Indagine della Agenzia Europea per la salute e la sicurezza sul lavoro [3], il 35% dei lavoratori europei stima che il loro lavoro include dei rischi per la loro salute e la loro sicurezza » e il 22,3% soffre effetivamente di problemi di salute legati allo stress lavorativo.
L’indagine sottolinea che « riguardo alla salute, i sintomi più segnalati sono i disturbi muscolo-scheletrici (mal di schiena e dolori musculari), la fatica, lo stress, il mal di testa e l’irritabilità […] ». Inoltre, « l’intensità del lavoro sta indubbitabilmente aumentando: un numero crescente di persone deve lavorare a dei ritmi sostenuti e rispettare dei tempi molto stretti (un quarto della totalità degli intervistati dichiara di dover lavorare sempre o quasi a dei ritmi frenetici)»
Questi dati sono relativi ad ogni paese (vedi grafico “Il lavoro ha un impatto sulla tua salute”). Al di là delle differenze nazionali, alcune cifre sono preoccupanti:
- Più di 1/4 dei Italiani, e più del 40% dei Greci, risponde che il loro orario di lavoro si concilia poco o per nulla ai loro impegni sociali o familiari fuori dal lavoro
- In Francia, più di 1/4 dei lavoratori dichiara che il loro lavoro ha un impatto sulla loro salute. In Polonia e in Grecia, sono circa i 2/3 dei lavoratori a dichiararlo.
- Più di 1/4 dei Polacchi lavora più di 48 ore a settimana
- La Danimarca, la Germania, la Finlandia e la Svezia hanno un indice d’intensità del lavoro (ritmi frenetici e tempi stretti) che supera il 50%, mentre la media europea è del 43%.
Ormai è ammesso che lo stress abbia degli impatti economici non trascurabili sulla società e le imprese (vedi focus « I costi dello stress in Europa »). Al di là dei giorni lavorativi persi per malattia professionale, le imprese devono prendere in considerazione la diminuzione della performance e della produttività, un livello di turn-over più alto, la degradazione della qualità dei prodotti e dei servizi [4]… L’aumento in parallelo dei sintomi fisici dovuti allo stress e dell’intensità del lavoro non è quindi solo una problematica sociale ma costituisce anche una realtà economica che preoccupa la Comunità Europea.
La Comunità Europea cerca di promuovere la protezione contro i rischi psicosociali nelle politiche di Sicurezza e di Salute sul lavoro.
Il 13 Giugno 2008, un « Patto europeo per la salute mentale e il benessere » è stato realizzato durante la conferenza dell’Unione Europea organizzata dal commissario europeo incaricato alla salute, Androulla Vassiliou: uno dei temi prioritari individuati nel patto è « la salute mentale sul lavoro ».
Inoltre, la Strategia Comunitaria per la Salute e la Sicurezza sul Lavoro 2007-2012 ha come obiettivo di incitare tutti gli attori coinvolti ad agire insieme per far diventare il benessere sul lavoro una realtà concreta.
Le principali misure raccomandate sono :
- La definizione e l’attuazione di strategie nazionali
- Il cambiamento dei comportamenti, sostenuto da campagne di sensibilizzazione e da programmi formativi
- La classificazione come “rischi professionali” di nuovi rischi legati all’evoluzione dell’organizzazione del lavoro, tra cui i disturbi muscolo-scheletrici e i problemi di salute mentale. Questi costituiscono “la quarta causa più frequente d’incapacità lavorativa”. Inoltre si ricorda che secondo l’OMS, entro il 2020, la depressione diventerà la prima causa d’incapacità lavorativa”
Questa strategia viene quindi a rafforzare l’accordo quadro dell’ 8 Ottobre 2004, il quale sostiene che : “L’individuazione di un eventuale problema di stress lavoro-correlato può implicare una analisi su fattori quali l’eventuale inadeguatezza nella gestione dell’organizzazione e dei processi di lavoro (…), condizioni di lavoro e ambientali (…), comunicazione (…) e fattori soggettivi (…).Qualora si individui un problema di stress lavoro-correlato, occorre adottare misure per prevenirlo, eliminarlo o ridurlo. Il compito di stabilire le misure appropriate spetta al datore di lavoro. Queste misure saranno adottate con la partecipazione e la collaborazione dei lavoratori e/o dei loro rappresentanti”. [5]
Le iniziative nazionali contro lo stress: “dai precursori agli ultimi”…
Alcuni paesi, come la Germania, i Paesi Scandinavi e l’Inghilterra, non hanno aspettato la regolamentazione europea per definire un quadro legale sottolineando l’obbligo per i datori di lavoro di agire contro i fattori di rischi psicosociali all’origine dello stress lavorativo, e individuando il legame tra i problemi di salute sul lavoro e gli aspetti dettagliati dell’organizzazione del lavoro.
Nel 2007, la Norvegia ha sottolineato espressamente nella sua legislazione la possibilità di ridurre lo stress lavorativo tramite misure applicate alle condizioni di lavoro.
In Italia, il decreto legislativo del 9 Aprile 2008 identifica lo stress come un rischio “particolare” sul lavoro, da misurare allo stesso livello dei rischi fisici “classici”. La firma recente dell’accordo interconfederale, che traduce in lingua italiana l’accordo quadro europeo del 2004 (al quale il decreto di Aprile 2008 fa riferimento), viene a supporto dell’applicazione concreta del decreto, ricordando: “secondo la direttiva-quadro 89/391, tutti i datori di lavoro hanno l’obbligo giuridico di tutelare la salute e la sicurezza sul lavoro dei lavoratori. Questo dovere si applica anche in presenza di problemi di stress lavoro-correlato in quanto essi incidono su un fattore di rischio lavorativo rilevante ai fini della tutela della salute e della sicurezza 5 (…). La gestione dei problemi di stress lavoro-correlato può essere condotta sulla scorta del generale processo di valutazione dei rischi ovvero attraverso l’adozione di una separata politica dello stress e/o con specifiche misure volte a identificare i fattori di stress”.
Infine in Francia e in Polonia le negoziazioni tra le parti sociali sono in corso. La Polonia prevede il lancio di campagne d’informazione nelle imprese e l’organizzazione di gruppi di lavoro per favorire il dialogo tra i lavoratori, i loro rappresentanti e i datori di lavoro [6]
Per Xavier Bertrand, Ministro del Lavoro francese, la sfida è di « far capire alle imprese che è necessario ed indispensabile considerare lo stress, nel loro interesse sociale ed economico » [7]. Il dibattito in Francia si basa innanzitutto sulla classificazione dello stress come malattia professionale, richiesta dalle organizzazioni sindacali e rifiutata dalle organizzazioni di rappresentanza delle imprese. Si focalizza anche sulla ripartizione della responsabilità tra le imprese e gli individui, per quanto riguarda lo stress e la difficoltà di conciliare vita professionale e vita privata.
Il dibattito attuale in Francia sottolinea le differenze di comprensione del fenomeno tra le imprese e le parti sociali. Bisogna superare questa opposizione per individuare un approccio comune nella gestione dello stress lavorativo. Nonostante l’avanzamento legislativo recente o futuro, ci si puo’ quindi chiedere fino a che punto i principi di prevenzione e di gestione dello stress vengano seguiti da azioni concrete e efficace, le quali consentirebbero di raggiungere i principali obiettivi per la lotta contro lo stress: fidelizzare le risorse, ridurre i costi e ottimizzare la performance.
Sia Conseil Italia
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[1] Organizzazioni di rappresentanza delle imprese: Confindustria, Confapi, Confartigianato, Cna, Confesercenti, Confcooperative, Legacoperative, Agci, Confservizi e Coldiretti, Organizzazioni sindacali Cgil, Cisl e Uil
[2] “I rischi psicosociali possono essere definiti come “quegli aspetti di progettazione del lavoro e di organizzazione e gestione del lavoro, nonchè i rispettivi contesti ambiantali e sociali che potenzialmente possono arrecare danni fisici e psicologici” (Cox & Griffiths, 1995). I rischi psicosociali possono incidere sia sulla saluta fisica che psichica, in modo diretto ed indiretto, attraverso l’esperienzia di stress” (Regione del Veneto, Note sui rischi psicosociali e loro effetti sulla salute in ambiente di lavoro, 2006).
[3] Indagine realizzata a fine 2005 e pubblicata nel 2007
[4] Vedi l’articolo “Le stress, l’un des grands maux du management moderne”
[5] Traduzione pubblicata nel “Accordo Interconfederale per il recepimento dell’accordo quadro europeo sullo stress lavoro-correlato concluso l’8 Ottobre 2004″
[6] Rivista francese Liaisons Sociales
[7] Rivista francese Liaisons Sociales (13 Marzo 2008)
Articoli in : Altro,Change Management & HR,Management,Pratiche internazionali


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