L’estensione del concetto di lavoro: una proposta di pensione alternativa

Invia Invia Newsletter 17 April 2008

2-estensione.jpgAl momento delle grandi riforme pensionistiche in Europa, una nuova iniziativa apre lo scenario ad ulteriori riflessioni e mira a supportare soprattutto le donne. L’iniziativa fondata sul concetto che altre attività, oltre il lavoro in senso stretto, siano capaci di generare valore, ha carattere di grande innovazione.
Con questa logica, il “Fondo pensione famiglia” rimette in discussione ancora una volta nella storia il concetto di attività lavorativa fino ad affermarne una definitiva estensione. E così, le attività casalinghe e familiari in particolare possono concorrere all’accumulo di una pensione integrativa.
Come e perché quest’innovazione sociale può contribuire al tentativo di risolvere i problemi del lavoro femminile e delle pensioni? Qua è la prospettiva di applicabilità per le principali economie europee? Quali i risultati?

E’ la fine della società del lavoro?

Dall’epoca classica al periodo pre-industriale, domina un’ideologia secondo la quale chi svolge un lavoro manuale non è parte di una società composta da nobili oziosi, cavalieri e filosofi pensatori.
Con la nascita delle prime fabbriche del Seicento-Settecento, il concetto di lavoro assume un significato diverso, inizia ad essere inteso come erogazione, da parte dell’uomo, di una forza produttiva che al tempo stesso è trasformatrice e creatrice. Il principale punto di svolta teorico di questa rivoluzione, non soltanto economica, è la distinzione tra lavoro produttivo ed improduttivo basata sul concetto di valore. Il lavoro produttivo è quello prestato in attività, il cui valore può essere scambiato tramite la moneta, che ha la funzione di scambio di valore tra diversi beni e servizi. In questo contesto, il modello del maschio occupato a tempo pieno in un’unica attività, che lavora fuori di casa e mantiene la famiglia, diviene preminente. In quest’epoca, le donne, parte improduttiva della società, sono coinvolte nel ciclo della riproduzione sociale e collocate nella sfera del privato ove le virtù femminili si esprimono nella cura della famiglia.
Il corso dei secoli affranca l’idea del lavoro dalla svalutazione della tradizione antica e pre-industriale, favorendo valutazioni positive sul suo concetto fino a giungere, in epoca moderna, ad una concezione del lavoro come elemento essenziale nell’esistenza umana, che dagli anni 50 in poi coinvolge progressivamente anche le donne come forza produttiva e sociale.
La rivoluzione informatica e tutti i cambiamenti socio-culturali di quest’ultimo decennio hanno, di fatto, rivoluzionato anche il mondo del lavoro: le macchine hanno sostituito parte della catena di montaggio ed eliminato gran parte dell’attività esecutiva, proprio quella che aveva dato occupazione alla gran massa della forza-lavorativa in passato e spinto un primo cambiamento del concetto di lavoro. Il lavoro è diventato un bene scarso per i prestatori e sempre più un fattore economicamente secondario nel processo produttivo.
Tutto ciò non implica una “ fine della società del lavoro”, bensì l’evidenza della necessità di una nuova evoluzione nell’interpretazione del concetto di lavoro: la sua progressiva estensione ad includere qualunque azione utile a gli altri o a se direttamente, anche se non con dei risultati direttamente tangibili o retribuibili.

L’estensione del concetto di lavoro: la premessa per l’accumulo di una pensione integrativa

In una logica di estensione del concetto di lavoro, le attività della casalinga, quelle dello studente iscritto ad un master o il volontariato presso un’associazione sono considerate meritevoli di valorizzazione economica. E dunque, estendere il concetto di lavoro al di là della sfera meramente produttiva significa ideare meccanismi e strumenti in grado di riconoscere e accumulare questo valore. Tale estensione non può avere di per sé una valenza positiva o negativa, ma negativo o positivo è solo il risultato che ne scaturisce.
L’idea viene da Federica Gasparini, presidente di Donneuropee – Federcasalinghe, che nel 2001 propose di convertire i punti accumulati con una carta di fidelizzazione – le carte che al supermercato danno punti e sconti in relazione all’ammontare della spesa – in moneta sonante da versare in un fondo pensione integrativa.
Il “Fondo pensione famiglia” funziona in Italia da ormai quattro anni. Più di 700 distributori partecipano all’iniziativa e tutte le donne di età inferiore ai 65 anni, qualunque sia la loro posizione e situazione professionale, vi possono aderire.
Dal 2003 ad esempio, le casalinghe di Padova e Treviso fra le tante che fanno acquisti presso i supermercati Pellicano e Comprabene (punti vendita del gruppo Lombardini) possono accantonare il 2% di quanto spendono sul loro fondo pensione a condizione che abbiano ricevuto la «Fondo Card», una sorta di carta di credito che contiene tutte le informazioni necessarie a fare in modo che venga accreditata la cifra stabilita ad ogni transazione.
Il fondo può essere sottoscritto presso gli sportelli dei gruppi SanPaolo Imi, Capitalia, Unicredit e di circa 7.000 uffici postali. Il versamento minimo è di 25,82 euro, 16 euro le spese di iscrizione.
Tenendo presente che sono 800.000 i Pos (i lettori di carte di credito) installati in Italia, Gasparini conta di stringere accordi con boutique, negozi di abbigliamento e scarpe, di elettrodomestici, librerie, agenzie viaggio, distributori di benzina e concessionarie d’ auto. Ad ogni acquisto una percentuale, che in alcuni casi può arrivare al 15% della spesa, andrà ad accrescere i contributi della casalinga che fa la spesa.
L’idea innovativa è stata ripresa e proposta recentemente anche in Francia, dove il largo campo di applicazione potenziale contribuirà a comprendere l’impatto sociale dell’iniziativa nel momento in cui potranno essere “tirate le somme”.
In Francia,ogni anno, più di 500.000 donne richiedono un congedo parentale, il 30% delle donne contro il 5% degli uomini sono costrette a passare ad un contratto part – time, più di 1,5 milioni di donne lascia il lavoro per alcuni anni per occuparsi della famiglia e molte altre rinunciano ad una promozione o ad un lavoro più impegnativo. E ancora, una donna su dieci non percepisce alcuna pensione, e per quelle che la percepiscono, il valore è inferiore del 39% rispetto a quella degli uomini senza considerare che il 57% delle donne contro il 16% degli uomini arrivano alla pensione con una carriera incompleta trovandosi di fatto fortemente penalizzate.
Osservando la realtà italiana, intuiamo peraltro quanto questo meccanismo, se ben strutturato e implementato, consentirebbe, fra gli altri e numerosi vantaggi, di colmare l’invisibilità sociale che scaturisce dal lavoro nero: l’assenza di copertura pensionistica e sanitaria è uno dei maggiori danni dell’economia sommersa, in quanto non permette alle persone di raccogliere i frutti dei propri sforzi. Laddove lo stato non interviene o non vuole intervenire, questo tipi di pensione costituisce una valida prospettiva, sicuramente parziale ma concreta.
Ritornando alla Francia, secondo Marie-Laure des Brosses del “Mouvement Mondial des Mères”, diversi attori francesi della grande distribuzione sono già interessati alla novità perchè le “cards” di fidelizzazione esistono in altre forme ma non raggiungono a pieno gli obiettivi per i quali sono state concepite: fidelizzare il cliente. Due fra i maggiori attori francesi della finanza e dell’assicurazione che avranno l’incarico di costituire e gestire il fondo. Il dispositivo è reso particolarmente attrattivo dal fatto che il capitale accumulato annualmente è fiscalmente deducibile ed il fondo è aperto a versamenti personali che ne accrescono il valore e quindi la futura rendita.

Claudio LETIZIA

Sia Conseil Italia

Fonti:

« La retraite à l’italienne », a cura di Agnès Leclair, Le Figaro, 30 marzo 2007.
« Le Mouvement mondial des mères propose la création d’un fonds de retraite pour les mères »
« I contributi? Crescono con lo scontrino della spesa », a cura di Renato Gentilini, Corriere della Sera, pagina 6, 24 giugno 2003

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